Lettere per le Feste

Cara Suora  

Saluti, Pace e Gratitudine!

In questo tempo particolare, siamo invitate a prenderci un momento per guardare la storia della nascita di Cristo che dischiude nei nostri cuori il grande mistero del miracolo della Notte Santa.  

Maria e Giuseppe si recano a Betlemme come richiesto da Cesare Augusto.

Maria deve partorire da un momento all’altro, ma le locande sono piene.
Nella quiete della notte, il Salvatore nasce in una stalla. 
Lei avvolge il suo bambino in fasce e lo depone in una mangiatoia. 
Sentiamo gli angeli cantare lodi nel cielo: Gloria a Dio nel più alto dei Cieli e pace in terra a tutti gli uomini.
In un modo indicibile, ogni paura, ogni angoscia, ogni incertezza è superata da un amore inesprimibile, dalla gioia e dalla pace della Notte Santa. 
Di fronte a questa scena drammatica, siamo stupiti ed entusiasti del fatto che il Signore scelga di nascere in una stalla dove non c'è sicurezza, e che non può essere usata come abitazione per le persone. È la dimostrazione che il Signore abbraccia l'umanità “non considerando un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ... ma assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini"           (cfr Fil 2: 6, 7)

Di conseguenza, questo aspetto della relazione divino-umana, presente nel mistero di Cristo, è al centro della nostra vita Cristiana; queste  due nature sono indivise nelle nostre vite.  
Attraverso la natura divina del Signore, il Natale ci chiama ad uno stato di grazia e santità, alla preghiera e alla riconciliazione; è una chiamata che ci conduce alla contemplazione.

Nella natura umana del Signore, ci sforziamo di portare novità di cambiamento sociale nelle diverse situazioni delle persone.
"Finché c'è un bambino povero nel mondo, non ho il diritto di pensare a me stesso." 
P. Teodosio Florentini 
In base a ciò che vediamo, che cosa nella nostra comunità, nella nostra Provincia o nella nostra società, ha bisogno di essere cambiato durante questo periodo dell'anno? 

Il luogo in cui pensiamo che il Signore possa nascere oggi è ancora in una stalla? 
Mentre volgiamo lo sguardo verso la stalla, guardando il Signore nella sua piccolezza, debolezza ed umiltà...mentre celebriamo il mistero dell'Incarnazione, non possiamo dimenticare le realtà intorno a noi.

Ti auguro un Natale colmo di frutti e di grazia 

Sr. Immaculata Sililo  

Per il Governo generale, Lucerna, Natale 2018

 

 

Cara Suora 

Papa Giovanni Paolo II ha detto: “Dove viene innalzata la croce, c’è il segno che quel luogo è ora raggiunto dalla Buona Notizia della salvezza dell'uomo attraverso l'amore; è un segno che l'evangelizzazione è iniziata. ". ‘È essere coinvolti in una nuova evangelizzazione, nuova nel suo ardore , nei suoi metodi e nella sua espressione. Pertanto, la nuova evangelizzazione non è questione di rifare qualcosa che è stato fatto in un modo non adeguato. Non significa riprendere nuovamente la prima evangelizzazione.  Si tratta di avere il coraggio di creare nuove strade per rispondere alle mutevoli circostanze e condizioni che la Chiesa deve affrontare nella sua chiamata ad annunciare e vivere il Vangelo oggi’. (Van Nam Kim)

L'arte di Christian Marin – 'Dentro la Croce ' raffigura il fatto che Gesù Cristo sulla Croce continua a soffrire ancora oggi. L'umanità creata a Sua immagine e somiglianza soffre immensamente nel mondo, in molti modi. Il mondo, che Dio ha creato a beneficio dell'umanità, viene sfruttato dall'avidità del genere umano. 

Gesù continua a soffrire nel pianto dei bambini provati dalla povertà, dalla fame, dalla tortura e dalla manipolazione da parte dei potenti. Nei giovani che vengono deviati e coinvolti nel traffico della droga solo per rovinare la loro stessa vita. La disuguaglianza di genere, l'avidità dei ricchi nell’accumulare più ricchezza, le vittime della violenza domestica e degli abusi sessuali, la tortura fisica nei centri di detenzione, l’affannosa ricerca dei migranti di migliori condizioni di vita, rinunciando perfino alle loro vite lungo il percorso... tutto questo continua ad ossessionarci.

Ecco qui una chiamata ad evangelizzare ancora una volta. La sfida di oggi è essere capaci di entrare in “connessione” con le persone bisognose. E questa è in se stessa una grande Missione. Che il nostro orgoglio non blocchi la nostra vista. Che il nostro pregiudizio non intacchi la nostra visione. Che le nostre passioni terrene non offuschino la nostra prospettiva.

Per essere capaci di creare legami abbiamo bisogno di costruire ponti di riconciliazione. Questo richiede di lasciar andare qualcosa dentro di noi. Siamo nati con la capacità di fare delle scelte. Facciamo queste scelte ogni giorno della nostra vita. A volte queste scelte potrebbero non essere adatte a noi, fisicamente o spiritualmente. Le scelte, che facciamo, ci avvicinano a Dio o creano un vuoto nella nostra relazione con Dio e il prossimo?

Riflettiamo un momento; Quanti ponti di riconciliazione abbiamo costruito ; o quanti muri abbiamo innalzato lo scorso anno?

Costruire ponti richiede un coraggioso impegno. – Pone delle domande che la maggior parte delle persone ha paura di affrontare. Domande coraggiose aprono possibilità al tuo vero essere…

Le tue coraggiose risposte….Una volta che sono state definite le tue verità, l'azione diventa un percorso di scelta più chiaro.

Mentre celebriamo la festa della nostra Congregazione, preghiamo per avere la grazia che Gesù possa rivelarci il  grande mistero della Croce, che attraversa le sofferenze degli altri.

Gesù continua a vivere dentro la Croce, come lo incontriamo?  'Dentro la Croce’ 

Buona Festa della Santa Croce 2018!   

Per il Governo generale - Sr Immaculate Joseph 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

                                                             

 
 

 

 

 

 

 

Care Suore,

ancora una volta stiamo celebrando la Pasqua e la liturgia ci impegna con questa scena biblica, bella ed impegnativa. Maria Maddalena, donna coraggiosa e determinata, all’alba, quando è ancora buio, va alla tomba e quando la raggiunge, si allarma nel vedere la pietra rimossa e la tomba vuota; ma Gesù non è là. 

Corre veloce per allertare i discepoli con il messaggio “hanno portato via il Signore e non sappiamo dove l’hanno messo…”; tutti si affrettano verso il luogo del sepolcro.

Gesù Risorto è Colui che rimuove la pietra e si rivela a noi dentro la tomba vuota: un mondo ferito e spezzato dalla violenza, segnato dall’abbandono, l’ingiustizia, la mancanza di fede, la perdita di senso, relazioni superficiali, persecuzioni, guerre assurde, indifferenza, ecc…. 

Noi possiamo scegliere:
• Allontanarci, perché temiamo di essere coinvolte da queste dure realtà, che ci invitano a lasciarci coinvolgere, a lasciare il nostro posto sicuro, per un più profondo coinvolgimento che richiede sacrificio, rinuncia e creatività. Sembra più facile starcene a casa, perché non troviamo risposte sicure, abbiamo paura di rischiare, non sappiamo dove hanno messo il Signore ed il nostro cuore non vibra a sufficienza al calore della Sua Parola.   
• Tornare a guardare di nuovo la pietra rimossa e, con la grazia di Dio, contemplare nella tomba vuota la forza del Signore risorto che ci spinge a guardare dove anche noi dobbiamo rimuovere le pietre che bloccano l’amore e la fede, per vedere la nostra relazione con Lui in un modo nuovo. 

Gesù, che è risorto dalla tomba, può rimuovere tutte le pietre nella nostra vita per liberare nuove energie, che ci sollecitano a guarire le ferite di chi è in cammino con noi. 

Riflettiamo insieme:
• Quali pietre devo rimuovere con l’aiuto di Gesù?
• Che cosa potrebbe bloccare la mia relazione con il Signore impedendomi di andare incontro agli altri?
• Oso alzarmi al mattino presto in cerca del Signore, incontrarlo e lasciarmi trasformare da Lui?

È ora di uscire ad annunciare che Cristo è vivo. Viviamo con gioia alla presenza del Signore risorto!

Vi auguriamo una Festa ricca di gioia e benedizioni!

Sr. Gloria Poblete a nome del Governo generale

Lucerna, Pasqua 2018 

Cara Suora
ho trovato questa immagine del Bambino Divino in un ospedale delle nostre suore a Kottiyam nell’India del Sud. In un edificio, in cui vengono le persone con le loro malattie e le loro infermità,  c’è, sulla finestra della Cappella, il Bambino Divino che sta dormendo fiduciosamente. Sono rimasta affascinata da questo Bambino. 
In riferimento a questo, vorrei condividere con voi due pensieri:

1. Che qualità straordinarie hanno i bambini! Essi mostrano una grande Spontaneità e una formidabile Energia. Un piccolo Bambino non conosce ancora alcun sistema o alcuna norma e quindi non giudica in anticipo ciò che dice o fa. Non è condizionato prima del tempo dal pensare costantemente: che cosa gli altri pensano o si aspettano da me! I bambini possono essere molto entusiasti e  si fidano di  ciò che viene detto loro. Un bambino vive principalmente nel  Presente, non nel passato, non nel futuro. I suoi occhi sono ancora pieni di lacrime e già sono pronti a ridere di nuovo. Un bambino ha il tempo per Giocare  liberamente. I bambini sono Curiosi perciò superano continuamente i tabù. I bambini possono essere attenti e testardi riguardo i loro Desideri. Un bambino è sempre un Debuttante. Per questo motivo è ancora in grado di meravigliarsi e di chiedere: Perché? Perché? Perché? Certamente questo occasionalmente  può innervosire qualcuno. I bambini si Fidano. Si avvicinano con confidenza alle persone. Per un bambino ogni cosa è fluida e, grazie alla sua forza rivitalizzante, mentre agisce può muoversi e cambiare il mondo. Un bambino, infatti, è Simbolo di Vita e di Creatività.
Tutto questo vale soprattutto per il Bambino Divino. Egli ci invita a sviluppare tutte queste qualità che appartengono ad un bambino. Questo Bambino Divino vive in ognuno di noi. È l'immagine di quello che io dovrei diventare. Questo è il seme del mio essere e della mia pienezza, in particolare quando sono ammalato o colpito da qualche altro tipo di malessere.

2. In Marco cap 9, 30 ss: Gesù mostra un bambino, quando sta predicendo per la seconda volta, la sua morte e la sua resurrezione. I discepoli non capiscono la sua sofferenza, annunciata in questo modo. Stanno discutendo chi tra loro è il più grande! Come reagisce Gesù? Pone un bambino al centro  e dice: “ Chiunque accoglie un bambino come questo, in mio nome, accoglie me”. Accogliere un bambino richiede l’affermazione di quelle qualità di cui ho parlato prima e il mio essere aperto ad esse. 
Ecco la mia domanda provocatoria: la mia amicizia con il Signore Crocifisso può significare proprio risvegliare le qualità di un bambino in me stesso e negli altri? Può significare essere come un bambino in questo senso?
Come i bambini possiamo fidarci che nel nostro essere e nel nostro agire la Speranza, la Verità, l'Amore, la Libertà e la Fiducia non possono essere eliminati da nessun potere del mondo in qualsiasi forma di “Erode” esso ci possa apparire.

No, la Vita Divina conquista tutto.
Il Bambino Divino promette una vita nuova ed indistruttibile.  Non ha bisogno di essere armato. Il   cattivissimo Erode non può ucciderlo. Per questo è simbolo del  rinnovamento della vita.

Con fede, come è stato evidenziato dai nostri fondatori, noi, come Suore della Samta Croce del 21° secolo,   viviamo  l‘atteggiamento della Speranza.

Il Bambino Divino, che vive in  noi, è la nostra inesauribile sorgente di vita e di speranza.

Vi auguro un Natale Benedetto
A nome del Governo generale

Sr. Franziska Mitterer, Lucerna, Natale 2017

 

 

  

Cara Suora,

oggi celebriamo la Festa della nostra Congregazione, l’Esaltazione della Croce. Che cosa nella tua camera occupa un posto d’onore o un posto importante? Qual è la cosa che per te ha un posto di particolare attenzione? 

In molti paesi troviamo la Croce in Chiesa o nel cimitero. In Svizzera, la troviamo anche lungo le strade, in cima alle montagne o anche nelle classi scolastiche, nelle stanze degli ospedali o nelle aule di tribunale. Ci siamo ormai abituate a questo segno? Ci lasciamo ancora sorprendere o scuotere da esso? Siamo ancora sensibili alla compassione di Dio, guardandolo sulla Croce?

Non viviamo in un mondo ideale, per cui la Croce è presente nelle nostre esperienze di sofferenza.
Sempre più la via della Croce di Gesù Cristo ci mostra chiaramente l'abisso presente in noi stesse e l'immancabile sofferenza causata dalla crudeltà degli esseri umani. 

Oggi è il giorno in cui celebriamo la Festa della nostra Congregazione, perché la Croce ci proclama un messaggio che emerge dalle realtà difficili della nostra vita quotidiana:
In cruce salus: la morte non ha l’ultima parola e tutta l’ingiustizia di questo mondo finirà. Attraverso la sofferenza e la morte di Gesù, la vita ci è donata, la salvezza e la redenzione ci vengono promesse. La Sua Croce non è solo un segno di sofferenza e pena, ma anche e soprattutto un segno di vita e di speranza. 
In cruce salus. Noi viviamo nella speranza che Lui trasforma la nostra vita con la Croce ed attraverso la Croce – ogni giorno, di nuovo, con noi ed attraverso di noi. La festa dell’Esaltazione della Croce non ci ricorda solo il passato. Ci chiama a preparare la via della Pasqua, la Resurrezione e la nuova vita, servendo Dio e la gente con questo stile.
In cruce salus. La Croce è un segno di speranza ed una missione donata a noi! Come Suore della Santa Croce, noi troviamo la nostra più profonda vocazione nell’affidare noi stesse a Dio e nel collaborare con il Suo potere trasformante, così che in mezzo ai bisogni e ai limiti possa venire il Suo Regno, qui ed ora. 

Cristo non ha il corpo se non il tuo. 
Non ha mani, non ha piedi sulla terra se non i tuoi,
Tuoi sono gli occhi con cui guarda
con compassione questo mondo. 
Tuoi sono i piedi su cui cammina per fare il bene,
Tue sono le mani con cui benedice tutto il mondo, 
Tue sono le mani, tuoi i piedi,
Tuoi sono gli occhi, tu sei il suo corpo.
Cristo non ha il corpo ora sulla terra se non il tuo. (Teresa d’Avila) 

Io ti auguro una Festa benedetta! 
Sr Ursula Wyss, per il Governo generale, Lucerna, 14 settembre 2017   

 

 

Cara Suora

L’incontro tra Maria Maddalena e Gesù Risorto è un invito a riflettere sui nostri  incontri quotidiani. Maria Maddalena è stata la prima testimone della resurrezione e questo invita tutti a riflettere più profondamente sulla dignità delle donne e sulla loro chiamata alla nuova evangelizzazione.               Gv 20,1-18

In effetti questo avvenimento pone ad ogni discepolo di oggi la stessa domanda di 2000 anni fà.  Se è vero che Gesù Cristo è risorto ed è vivo, come possiamo vederlo, toccarlo e trovarlo perfino oggi in mezzo alle incertezze ed alle sconfitte?

La mano aperta di Gesù ci ricorda che il Signore risorto abbraccia il tempo e lo spazio ed incontra il nostro mondo; come risposta ci invita a cercarlo fuori.

Cristo può essere incontrato ovunque---nella lotta di un ragazzo, in una donna vittima della tratta, in un rifugiato senza casa, in un ambiente inquinato, in un bambino malnutrito, la lista potrebbe continuare…in ogni luogo in cui le speranze e le attese si sono infrante.

 “Donna, perché piangi?”. La sua risposta rivela che ogni cosa nella vita di Maria è ad un punto fermo. Lei è ancora chiusa nella tomba. Le sue difficoltà sono pesanti tanto quanto la pietra che chiudeva l’ingresso della tomba. Ma il suo incontro con Cristo risorto era qualcosa di più profondo di quanto le era stato rivelato nella sua vita.

Mentre continuava a cercare nella tomba/giardino il suo Signore scomparso, Maria Maddalena incontra il Signore quando  la chiama per nome da Lui – “Maria”. In quel momento sgorga un flusso di bei ricordi. Un nuovo mondo si apre e si crea un rapporto spirituale - un incontro profondo.

MARIA LO RAGGIUNGE NELL’AMORE--- “Rabbuni”. Gesù risponde “Non trattenermi”. Questo per Maria è un punto per passare dalla Non-fede alla fede. Noi attraversiamo lo stesso passaggio quando abbandoniamo il desiderio di trattenere, toccare, stringere. La fede inizia con una rinuncia all’immediato e con l’acconsentire a qualcosa che va oltre. Solo allora noi possiamo iniziare ad incontrare Gesù.

L’incontro avviene anche quando noi riconosciamo di avere paura di leggere, di rispondere ai “segni dei tempi” e prendiamo la scelta consapevole di lasciare andare quella paura. Il renderci conto che la paura non è l’unica verità è un grande momento di GRAZIA.

L’amore appassionato tra Maria Maddalena e Gesù continua anche dopo la Resurrezione. Ma ora l’amore è un amore trasformato. “Non toccarmi…” Questo amore è una cosa che, per essere completata, deve essere donata continuamente. Più uno dona più uno riceve. Bisogna impedire che la palla si fermi presso di noi. Se si smette di donare, si diventa acidi. “ L’amore è soprattutto vita. Prego veramente di vivere secondo l’amore, per essere luce dell’amore di Dio nelle mie azioni, nelle mie parole e nei miei pensieri” (Colette Lafia)

Con Maria siamo chiamate per nome. L’incontro dimostra che il divino e l’umano, la grazia e la natura si incontrano nello stesso punto. Facciamo in modo che i nostri incontri ci conducano in spazi dove possiamo amare, dove possiamo testimoniare questa “GRAZIA”.

Come io incontro il Signore nella mia vita quotidiana?

Come siamo aperte alla Sua grazia per ricevere questo amore trasformato?

Che questo amore trasformato mi aiuti a raggiungere le pieghe e le grinze del mio essere e a vivere nel tessuto della mia vita quotidiana. Questo mi aiuta a fare esperienza della sacralità nel profondo dei nostri cuori.

Ti auguro una Pasqua ricca di grazia! 

Sr. Immaculate Joseph
Per il Generalato,  Pasqua 2017                                                         

 

Cara suora
Natale, una chiamata alla pace.

La celebrazione del mistero dell’incarnazione di Cristo ci invita a prendere in considerazione la nostra vita e la vita di chi ci è accanto. 

Durante il periodo che va dall’Avvento al Natale, mentre il  mondo commerciale affronta il tema natalizio con luci brillanti ed accattivanti messaggi pubblicitari - che offuscano la realtà concreta - siamo tutte invitate a trovare uno spazio interiore per  riflettere sul mistero dell’Incarnazione e su che cosa esso significhi per noi oggi.  

L’incarnazione del nostro Signore comunica pace! Una pace che nel mondo attuale è profondamente minacciata. Senza dubbio, noi viviamo in una cultura consumistica nella quale si desiderano maggiormente le cose materiali, si ignora lo stile della vita semplice, si abusa del potere; si vedono la Guerra ed il crimine, le storie  sensazionali dei media sui migranti che   attraversano gli oceani, le disuguaglianze che allargano la   distanza tra  ricchi e  poveri, la perdita di molti bambini mai  nati, perché privati della vita, i conflitti religiosi ed etnici…La lista sembra essere senza fine. Come costruiremo e come   potremo essere parte di un  mondo veramente umano? 

Dal momento che continuiamo a fallire a causa della nostra fragilità umana, abbiamo bisogno di lottare per cercare una vera pace basata sulla vera giustizia (Isaia 32,17). È anche  importante cogliere che l’amore è la sorgente della pace e che in assenza dell’amore emerge l’instabilità umana.  

“E pace in terra(Luca 2,8-20). Sorge spontanea la domanda: Perché i pastori? I pastori provenivano da una bassa classe sociale, e trascorrevano la maggior parte del loro tempo non con la gente ma con i greggi delle pecore. Ma proprio loro hanno ricevuto un annuncio capace di causare uno “scoppio” di gioia e di pace. La    buona notizia ha letteralmente catapultato i pastori fuori dal vecchio “io” per diffondere il messaggio che era stato detto loro. Certamente, Dio vuole che noi sperimentiamo la vita in pienezza  indipendentemente dalla nostra provenienza, per riconciliare ognuno di noi, per portare unità e solidarietà  nella vita della gente, per vedere le persone libere, persone che sanno amarsi  reciprocamente. Per questo Dio è   diventato uno di noi: “ il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14)

É attualmente in corso un profondo dibattito riguardo gli atti di terrorismo ed è abbastanza incoraggiante vedere che molte persone appartenenti a religioni diverse si sforzano di cercare la pace interiore e che molte persone, interessate alla pace, stanno lavorando per la pace. Rendiamo dunque grazie a Dio, come credenti della Nuova Alleanza, per il  fatto che Cristo “il principe   della pace” sta continuamente riconciliando il mondo e ricreando l’unità di tutti i popoli, un mistero che può essere capito solo con gli occhi della fede.  

Come Suore della Santa Croce siamo pertanto sfidate ad abbracciare l’umanità e tutto il creato con profondo amore,  misericordia e  compassione. Siamo chiamate a proteggere e promuovere la vita, a prenderci cura e a vivere in mezzo ai  poveri, una chiamata che non è nuova per noi. Siamo anche sfidate a donare con passione e a creare nuovi servizi che  possano rispondere ai bisogni di oggi.  

La pace regni nelle nostre comunità, in quello spazio che noi chiamiamo casa. Se c’è qualcuno che soffre, tutti ne siamo condizionati. La pace per il mio vicino, per la nazione, per il mondo, ha inizio da me. Come può ognuna di noi creare un ambiente migliore e più pacifico? 

In effetti, Cristo ha scelto di nascere in una stalla (Luca 2,7) per mostrarci che lui è parte del mondo; ha vinto l’orgoglio e l’egoismo umano. La stalla rappresenta tutta la creazione di Dio; ciò significa che la madre terra è la nostra casa comune e noi dovremmo vivere in armonia con tutte le cose in modo tale che la vera pace possa prevalere in ogni realtà creata da Dio.  

Concludendo, “il Verbo fatto carne” è pienamente vivo nelle nostre vite. Noi possiamo fare esperienza della gioia, dell’amore e della pace che il Natale ci offre, e l’esperienza che noi facciamo può essere contagiosa per le persone che incontriamo ovunque.  

Ci sia pace nei nostri cuori! Pace nelle nostre Comunità! Pace nel nostro mondo attuale!
Un augurio di amore per un Felice Natale.    
Sr Immaculata Sililo
Per il Governo generale, Lucerna

 

Natale 2016 

 

Cara sorella, stiamo celebrando la festa dell' Esaltazione della Santa Croce, la Festa della nostra  Congregazione! Quanto dovremmo ringraziare Dio per il Suo grandissimo amore (cfr. Gv 3,16)! Noi gioiamo nuovamente e siamo piene di speranza quando sperimentiamo l'amore misericordioso di Dio che manda il suo Figlio sulla terra per salvarci e a che prezzo! Il Figlio di Dio ha reso se stesso vulnerabile, assumendo la condizione di servo, si è fatto obbediente fino alla morte e alla morte di croce. (cf. Fil 2,8)

Fermiamoci un momento e riflettiamo sul significato più profondo del nostro nome “Suore della Santa Croce",  un' eredità ricevuta dai nostri fondatori ed espressa dalle parole "Ho bisogno di suore che comprendano la croce”( Padre Theodosio) " e "Portiamo la croce con gioia" ( Madre Bernarda). Qual è il significato della costante presenza del segno della croce nelle nostre vite, nelle nostre comunità, nella società? Noi che “abbracciamo” la Santa Croce di Cristo abbiamo una chiamata speciale durante questo Anno Santo della Misericordia:

v  A fare l'esperienza di aprire il cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali, che spesso il mondo moderno crea in maniera drammatica. Quante situazioni di precarietà e sofferenza sono presenti nel mondo di oggi! Quante ferite sono impresse nella carne di tanti che non hanno più voce perché il loro grido si è affievolito e spento a causa dell'indifferenza!

v  A guarire queste ferite, lenirle con l'olio della consolazione, fasciarle con la misericordia e curarle con la solidarietà e l’attenzione dovuta. Non cadiamo nell' indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge. 

v  Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità! Le nostre mani stringano le loro mani e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia, dell’amicizia, della fraternità. Che il loro grido diventi il nostro, ed insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo!" (Misericordiae Vultus n 15) 

La croce di Cristo è l'impronta della nostra Spiritualità della Santa Croce, l'essenza del nostro essere discepole. La Croce illumina le nostre vite, ci dà speranza e ci insegna la via. 

Il canto  "Le orme di Gesù " può  dirci come accogliere la croce di Cristo:

"Perdi la tua vita, prendi la croce, segui i passi di Gesù ed ama come ha fatto lui; perdi la tua vita per essere luce: 

1 Offrendo noi stessi a colui che nessuno ha amato, all'abbandonato che vuole sperimentare un nuovo giorno; ascoltando il suo pianto, amando come un amante la persona che nessuno vuole vedere. 
2. Gridando che Dio non si è addormentato, che Egli ci dà la sua forza  e la libertà; urlando che il disprezzo non ha vinto e la speranza non è morta; Dio ci invita a camminare 
3. Percorrendo sentieri non ancora battuti, superando gli abissi e le barriere, andando dove nessuno vuole andare. Stringendo le mani di chi è solo e ha perso tutto, dandogli la forza di vivere."  

È davvero possibile essere capaci di vivere profondamente questo mistero di amore! Contempliamo Gesù sulla croce e lasciamo che Egli ci parli e tocchi i nostri cuori.

Comminiamo sulle orme del Signore Crocifisso e Risorto! 

Possa l'amore di Cristo esaltato sulla Croce rinnovarci interiormente e ispirarci nel vivere la nostra identità di " Suore della Santa Croce" in modo autentico. 

Vi auguro una festa della Congregazione ricca di benedizioni

Hna. Gloria Poblete Muñoz 

Per il governo generale 

Lucerna, Settembre 2016

  

Io ci sono per te 

Cara Sorella   

come Suore della Santa Croce noi siamo in cammino insieme.

Apriamoci ad un "cammino" speciale nella Parola di Dio, durante questo tempo Pasquale.   

In Giovanni 16, 4 Gesù dice: "Io sono la via, la verità e la vita". 

Dicendo questa parola "Io sono", Gesù manifesta il Dio, che si è rivelato a Mosé presso il roveto ardente: Io sono il " Io ci sono", “Io ci sono per te". 

Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe (cfr. Es 3,4) entra in relazione con l'umanità e apre un dialogo. Egli è il Dio, che conduce “fuori” fedelmente il suo popolo con l' Esodo. È il Dio che libera il popolo d' Israele dalle avversità e dalla schiavitù. Un Dio, che è al fianco degli svantaggiati e dei dimenticati.   

Questo Dio ci sta chiamando, per essere insieme nel viaggio, per lasciare dietro di noi tutti i tipi di schiavitù, per uscire in cerca della libertà che ci ricompensa con una vita profondamente realizzata e piena di verità. 

Siamo invitate a portare con noi, in questo viaggio, gli altri verso la "terra promessa "- un luogo, dove la fame e la sete di vita sono finalmente e totalmente soddisfatti. 

Questo ci invita a lasciare dietro il nostro proprio egoismo e tutte quelle abitudini e regole che ci ostacolano o che ci impediscono di essere veramente chi noi siamo.   

In questo giorno, la fede ebraica celebra la Pasqua in quel modo con cui gli stessi Israeliti hanno lasciato l'Egitto. 

L’evento della salvezza culmina per noi Cristiani nella vita, passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo. La fame d'amore, che significa fame di vita, può essere soddisfatta in abbondanza da Gesù.    

Ecco perché Papà Francesco chiama noi religiosi/e ad un nuovo esodo: "Seguire Cristo nella vita consacrata significa vivere continuamente un "esodo" da voi stesse al fine di mettere al centro della vostra vita Cristo e il suo Vangelo".(Maggio 2013 

L'Esodo è continuamente interpretato in nuovi Modi. 

Noi Suore della Santa Croce siamo invitate a re-interpretare continuamente l'esodo della nostra congregazione, la nostra esperienza iniziale e l'esperienza di Dio dei nostri fondatori…a riformularla continuamente dentro i nostri rispettivi contesti culturali. Questo non è piacevole né facile. Ma ci anima, è vivo ed è pasquale. 

Apriamo i nostri cuori e le nostre menti per il viaggio nel quale il "Io ci sono per te" vuole condurci come Comunità internazionale di Suore.     

Cerchiamo con i nostri cuori:    

*   Di che cosa ho bisogno, che cosa dovrei fare di più o di meno per condurre una vita che entra nel futuro con il "Io ci sono per te"? 
*   Su quale strada il "Io ci sono per te" ci ha accompagnato, come comunità, provincia e congregazione?   
*   In quale viaggio Egli vuole guidarci dentro il futuro? Dove potremmo sperimentare e dove possiamo sperimentare l'abbondanza, la pienezza e l'essere in collegamento tra di noi?   
*   Come possiamo rimanere aperte per essere sorprese da Dio per il nuovo esodo?       

Una Pasqua felice e benedetta     

Per il Governo generale della Congregazione    

Sr. Franziska Mitterer   

Lucerna, Pasqua 2016